Come si scrive

Le basi

L’italiano inclusivo, secondo questa proposta, introduce semplicemente una nuova vocale al singolare e una al plurale per declinare le parole in modo inclusivo, ovvero non connotato per genere.

Queste due lettere, per i motivi indicati nella pagina Com’è nato, sono la schwa, “ǝ”, al singolare, e la schwa lunga, “з”, al plurale.

Ogni parola che si declini al maschile e al femminile – articoli, pronomi, sostantivi, aggettivi, participi passati – può essere così declinata anche in modo non connotato per genere.

Quindi, ad esempio, la parola maestra / maestro può essere declinata come maestrǝ.

Questo è ancora più importante al plurale, dove in italiano purtroppo si usa il cosiddetto “maschile inclusivo” per nominare una collettività di persone di generi misti e che, invece, è tutt’altro che inclusivo in quanto invisibilizza la presenza di persone di genere diverso dal maschile all’interno del gruppo.

In questo caso, quindi, ci si potrà riferire a un gruppo misto di maestri e maestre non con il maschile inclusivo maestri ma con il termine davvero inclusivo maestrз.

Casi più complessi

Ci sono alcuni casi più complessi, ovvero quelli di tutte le parole che si declinano in modo irregolare, non cambiando solo la desinenza fra maschile e femminile.

Il caso più comune è quello dell’articolo determinativo, sia al singolare che al plurale.

Per quanto riguarda la declinazione di quello al singolare, proponiamo che la versione inclusiva di il / la sia e quindi scriveremo, ad esempio, lǝ maestrǝ.

Se questo può sembrare all’inizio strano quando ci si riferisca in modo inclusivo a una persona percepita come maschile, ricordiamoci che nell’uso arcaico esisteva solo l’articolo lo, utilizzato con tutti i termini maschili, e che il è una sua derivazione posteriore. La sua variante femminile, la, è considerata eufonica davanti ad alcune – neanche a tutte – le parole per le quali al maschile viene ora utilizzato il, quindi non c’è motivo per cui con l’abitudine anche non possa essere percepito altrettanto eufonico.

Analogamente, al plurale, laddove si usa i / gli al maschile e le al femminile, si può declinare in senso inclusivo con .

Un altro caso è quello del pronome singolare lui / lei dove la declinazione è irregolare e non in finale di parola. Per questo caso proponiamo si usi il pronome inclusivo lǝi.

Per le altre parole a declinazione complessa, ovvero quelle in cui al femminile alla radice non viene cambiata solo desinenza ma viene aggiunto -essa, o -ice, o -ina, proponiamo di usare la radice della parola e aggiungere la desinenza inclusiva, singolare o plurale a seconda del caso.

Pertanto, ad esempio, eroe / eroina sarà declinato come eroǝ; pittori / pittrici sarà declinato come pittorз; poeta / poetessa sarà declinato come poetǝ. (Si noti tuttavia che alcunз preferiscono utilizzare poeta come parola epicena, ovvero invariante al maschile e al femminile e quindi, in questo caso: il poeta, la poeta, lǝ poeta).

Parole ambigeneri o epicene

Un caso molto particolare è quello della declinazione delle parole ambigeneri o epicene (quelle, cioè, che non cambiano forma a seconda della declinazione di genere) e che cominciano per vocale.

In quest’unico caso, come proposta possibile, potremmo usare il buon vecchio asterisco, anche se con una funzione diversa da quella “solita” nell’altra forma di italiano inclusivo comunemente utilizzata.

Questo è dovuto al fatto che, in italiano non inclusivo, scriveremmo, ad esempio:

  • un artista (al maschile),
  • un’artista (al femminile).

Quindi tutto ciò che cambia è solamente l’apostrofo, mentre la vocale manca nell’articolo al maschile e quella femminile viene elisa.

Mettere la schwa sull’articolo nel solo caso della declinazione inclusiva (“unǝ artista”) creerebbe un’asimmetria rispetto alle due declinazioni binarie. Eliderla, come si fa per il femminile, creerebbe una grafia identica al femminile e, quindi, non renderebbe chiaro che si sta usando la declinazione inclusiva (e non vorremo mica tornare a una forma declinata per genere sovraestesa, anche se in questo caso al femminile, come si fa ora col maschile sovraesteso? 😉).

La soluzione proposta, quindi, è quella di scrivere:

  • un*artista.

Fra l’altro in questo caso l’asterisco, per come è graficamente rappresentato nella maggior parte dei font, è perfettamente accettabile in sostituzione dell’apostrofo, cosa che invece può risultare sgradevole quando viene utilizzato come declinazione inclusiva, perché non “siede” nelle parole in una posizione analoga alle normali lettere. Ma sappiamo bene che questo non è l’unico aspetto critico, e sicuramente di gran lunga non il più importante, dell’uso dell’asterisco in senso inclusivo.

Per le parole ambigeneri che invece non inizino per vocale, ovviamente, vale quanto già descritto per l’articolo, e quindi:

• il nipote (maschile singolare),
• la nipote (femminile singolare),
• lǝ nipote (inclusivo singolare);

e ancora:

• i nipoti (maschile plurale),
• le nipoti (femminile plurale),
• lз nipoti (inclusivo plurale).

È da notare, a margine, che in questo caso queste parole non dovrebbero più definirsi ambigeneri (binario) ma, magari, omnigeneri (inclusivo)! Epiceno, invece, rimane un termine valido, in quanto la componente “-ceno” della sua etimologia deriva da “-κοινός”, ovvero “comune”.

Per ricapitolare

CasoFemminileMaschileInclusivo
Sostantivi regolarimaestra
maestre
maestro
maestri
maestrǝ
maestrз
Sostantivi irregolaripoetessa¹
eroina
pittrici
poeta
eroe
pittori
poetǝ¹
eroǝ
pittorз
Parole ambigeneri / epiceneun’artista
la poeta²
un artista
il poeta
un*artista
lǝ poeta²
Articolila
una
le
il/lo
un/uno
i/gli

unǝ
Pronome pers., 3ª p. sing.leiluiləi


¹ Questo è il caso nel quale poeta viene considerata una parola non epicena
² Questo è il caso nel quale poeta viene considerata una parola epicena

Le maiuscole

Esistono anche versioni maiuscole della ǝ e della з: di uso più raro, visto che si tratta di desinenze e non si presentano mai a inizio parola e quindi a inizio frase, ma comunque utili quando si tratti di rendere in maiuscolo, ad esempio, un titolo.

In questo caso esistono due varianti della maiuscola della ǝ: Ǝ ed Ə. Di fatto, quale delle due usare è solo una questione di gusto personale e, mentre in alcune lingue che hanno la schwa come loro carattere nativo è standardizzato l’uso dell’una o dell’altra, in altre lingue ancora sono considerate varianti del glifo altrettanto accettabili. Noi comunque suggeriamo l’uso della Ǝ per analogia con la maiuscola della e.

Per quanto riguarda la maiuscola di з, essa è semplicemente З. Attenzione: graficamente somiglia molto al numero tre, ma dal punto di vista del codice del glifo si tratta di un carattere diverso.

Sì, ma io non ce l’ho sulla tastiera!

Per questo, rimandiamo alla sezione Strumenti, dove indichiamo vari modi per scrivere in italiano inclusivo su vari device.